Dasein Journal Issue 7
Open in PDF »

In This Issue:

Prof. Ezio Risatti

Ezio Risatti

Psicologo, Psicoterapeuta, Preside Istituto Universitario Salesiano Rebaudengo
IUSTO Torino

Dasein Journal
Dasein Journal - All Numbers     

Issue 7, Marzo, 2018

ARTICOLI • ARTICLES


I punti cruciali della filosofia
che cambiano la psicologia

Ezio Risatti, Dasein Journal 7, p. 108-125
Scarica Articolo PDF

Abstract

Alcuni temi di Filosofia influenzano in modo determinante il lavoro di uno Psicologo. Ad esempio, considerare l’Uomo come un valore radicale indistruttibile: nessuna patologia, nessuno sbaglio, nessuna debolezza privano una persona di questo valore e quindi “merita” sempre lavorare con tutti. E poi abbiamo il senso della vita, presente in tutti, assolutamente in tutti: trovarlo e seguirlo è garanzia di soddisfazione per il Cliente (e per lo Psicologo). E poi il sentire l’uomo fatto per la felicità: c’è, esiste, è solo questione di trovarla. Cercare qualcosa che si sa che c’è, è diverso dal cercare qualcosa che non si sa se ci sia.

Così, una buona Filosofia non è solo necessaria, ma è pure molto conveniente: rasserena il lavoro, non fa mai perdere la speranza, dà una sensazione di bene profondo.

Parole chiave

filosofia – psicologia – valore – senso – felicità

Merita studiare l’uomo? E chi è che lo dice alla psicologia, chi le dà la garanzia che il percorso che ha davanti merita tutta la fatica che costerà, chi può farle sapere che merita, prima ancora che arrivi a scoprirlo da sola? Infatti, se ci fosse anche solo il più piccolo timore di perdere tempo a studiare l’uomo, o, ancora peggio, se ci fosse la sensazione di arrivare a scoprire qualcosa di spiacevole e inaccettabile, perché la psicologia dovrebbe mettersi lì a riflettere e a lavorare tanto sull’uomo?

C’è poi una caratteristica della filosofia che si ritrova pure nella psicologia e quindi quest’ultima può sfruttare l’esperienza e la riflessione dell’altra in merito: come la filosofia coinvolge nel suo studio il filosofo stesso, soggetto e oggetto dello stesso studio, allo stesso modo la persona che studia la psiche è coinvolta nell’oggetto stesso del suo studio, studia anche se stessa. È la psiche della persona il soggetto che studia la psiche della persona: sembra quasi di girare in cerchio: la psiche studia la psiche, ma non può essere diverso. In questo gioco circolare però ho trovato più sensibilità negli psicologi che non nei filosofi. Ho notato in questi ultimi una tendenza a non interessarsi del funzionamento dello strumento che utilizzano per studiare la filosofia: la psiche, appunto. Sembrano non rendersi conto di quanto lo strumento utilizzato influenzi lo studio stesso!
Frequentando tanti e bravi filosofi, non sento in loro un interesse, una curiosità, una necessità di capire il loro strumento di lavoro. Non sento da parte loro una domanda continua: spiegaci che cosa fa la nostra psiche quando pensiamo, quando ragioniamo, quando cerchiamo di capire. Come la psiche, con il suo stesso lavoro, si trasforma, modifica se stessa. Come e dove si vede la sua crescita, il risvegliarsi di sue capacità prima dormienti (il senso della giustizia, il gusto della verità...), la capacità progressiva di raccontarsi a se stessa… Tra filosofia e psicologia non c’è una comunicazione unidirezionale, ma la possibilità di uno scambio circolare molto proficuo per entrambe.



Non si può studiare psicologia senza coinvolgere se stessi, senza coinvolgere la propria psiche nello studio. Agli allievi che vengono a iscriversi al Corso di Laurea in psicologia da noi al Rebaudengo, facciamo un discorso molto esplicito: non si studia psicologia per gestire i propri problemi, per fare autopsicoterapia, no. Per la crescita personale si va dallo psicologo. Però, allo stesso tempo, sia chiaro che nel momento in cui uno studia psicologia, deve sentirsi coinvolto. Deve essere, non solo dalla parte di quello che studia, ma anche dalla parte di quello che viene studiato. E così, avere la garanzia di studiare qualcosa di bello, di scoprire qualcosa di interessante e di utile fa crescere la voglia di studiare.

Un ulteriore elemento che viene dalla filosofia e permette allo psicologo di studiare psicologia e di lavorare con la coscienza del valore di quello che sta facendo, è il senso dell’esistenza delle persone. Tutte le persone hanno un senso in loro stesse, nella loro vita, nelle loro realtà, nella loro situazione. Tutti hanno un senso.
Ora, nella realtà di oggi, la mancanza di filosofia è molto diffusa, per via di una particolare caratteristica dell’evoluzione storica avvenuta.

Prendo per me il meglio della visione della vita, del mondo, della religione, di tutto. Colgo fior da fiore ciò che sento veramente adatto a me”. Ma tu sai cosa vuol dire creare un nuovo sistema filosofico? Ma ti rendi conto? Ci vuole ben altro che la buona volontà di un singolo che si mette lì pensare. E allora si trovano persone, normalmente del ceto medio – alto, con un sistema filosofico incompleto, lacunoso, pure con parti in contrasto tra di loro. E quando incappano in una lacuna o in un a contraddizione… ecco la crisi di origine filosofica.

A questo proposito, ricordo un tempo lontano, alla fine millennio scorso, quando ho sentito per la prima volta la proposta di Lodovico Berra di aprire una scuola di Counseling Filosofico. Siamo andati nella casa salesiana di via Copernico 9, a Milano vicino alla stazione Centrale, e lì Lodovico ha organizzato il primo incontro in Italia tra le persone interessate a questo argomento. Allora eravamo molto pochi, una quindicina al massimo. Io ero un po’ incerto sull’argomento, perché non lo avevo mai affrontato prima e, tanto meno, approfondito. Mi ha convinto un caso che ho avuto modo di leggere poco dopo.
Una persona sui 45 anni va dallo psicologo e dice di essere depresso. Eppure sta facendo un buon lavoro, proprio il lavoro che da ragazzo sognava di fare, e guadagna anche bene; ha una bella famiglia con due bravi figli... Lui però è depresso! E va avanti così per un po’a descrivere la sua situazione, quando lo psicologo lo blocca dicendo: “Lei non è depresso, lei ha perso il senso di che cosa fa. Non sa perché lavora, non sa perché sta in casa con la famiglia, non sa perché è diventato padre, non sa perché… Non ha più il senso delle cose. Sta facendo una certa vita perché l’ha programmata, ma quando l’ha programmata era un ragazzo e non vedeva il suo senso profondo.
Adesso che l’ha realizzata, trova un vuoto di senso dentro di sé”.
Il Cliente allora ne aggiunge un pezzo: “Io sono un neuropsichiatra, mi sono auto diagnosticato la depressione e mi sono auto prescritto i farmaci antidepressivi. Ho avuto tutte le controindicazioni possibili e non ho avuto nessun effetto positivo. Allora mi sono detto: andiamo a sentire uno psicologo cosa dice”.
E lo psicologo gli ha detto che doveva andare da un filosofo.
Non c’erano gli elementi della depressione, c’era qualcos’altro: “Va tutto bene e io sto male”, com’è possibile? È possibile per mancanza di filosofia! Così è partita la prima scuola italiana di Counseling Filosofico, in piazza Conti di Rebaudengo 22, a Torino, come si può leggere nel libro di Lou Marinoff del 1999: “Platone è meglio del Prozac”.

Scarica Articolo PDF