Peculiarità del funzionamento della psicoterapia esistenziale

Le modalità di azione e di funzionamento della psicoterapia dinamica ad orientamento esistenziale non si differenziano molto dalle terapie ad indirizzo psicoanalitico tradizionali. Dal punto di visto operativo quindi il lavoro si svolge cercando di sviluppare una buona alleanza terapeutica, evidenziando eventuali resistenze al trattamento e meccanismi di difesa, elementi utili alla comprensione delle dinamiche psichiche del paziente e all’azione di cura. L’ attivazione delle dinamiche di transfert e di controtransfert potrà poi fornire ulteriori dati per la diagnosi e per il processo terapeutico.

All’interno di questo quadro operativo generale si inseriscono poi elementi più caratteristici, rappresentati dallo svelamento del progetto esistenziale, e delle capacità progettuali in genere. Il lavoro si sviluppa quindi sulla identificazione del progetto (o dei progetti) esistenziale, sulla verifica della sua autenticità, sulle relazioni con l’intersoggettività e sul rapporto con l’Altro, sull’eventuale revisione, aggiornamento o costituzione del progetto stesso.

L’indagine di estende poi inevitabilmente sul percorso di conoscenza dell’esistenza personale nelle sue articolazioni fondamentali (Eigenwelt, Mitwelt, Umwelt) in una prospettiva temporale orientata verso il futuro, che tiene naturalmente conto delle caratteristiche storiche dell’individuo.
La verifica inoltre della più o meno grave insufficienza esistenziale, che in altri termini e secondo una differente prospettiva potremmo anche definire “forza dell’Io”, e il suo superamento rappresenta poi un obiettivo fondamentale, svolto attraverso l’indagine introspettiva e l’analisi delle dinamiche psichiche e degli eventi esistenziali ad esse connessi.
Infine è da non dimenticare il lavoro sui sogni, visti come esperienza esistenziale densa di significati e simbolismi, in grado di fornire ulteriore materiale utile alla conoscenza profonda dell’individuo. È quindi il complessivo lavoro di insight, di introspezione conoscitiva fatta insieme al terapeuta, che consente una presa di coscienza utile a produrre il cambiamento.

E' stato sostenuto che la sperimentazione diretta sia uno dei fattori comuni attivi in psicoterapia. La consapevolezza di nuovi possibili modi di sentire, pensare e comportarsi, raggiunti con il lavoro analitico, dovranno quindi poi essere poi messi in pratica nel mondo reale, con la verifica in parallelo svolta dall’analista nella psicoterapia.
Il terapeuta dovrebbe far sì che il paziente abbia un riscontro di se stesso presso gli altri, imparando così a conoscersi e ad osservarsi, e quindi a capire sentimenti e azioni da un'altra prospettiva. L’insegnare ai pazienti a cambiare il modo in cui interpretano e vivono gli eventi della loro vita, oltre a fornire un diverso modo di pensare e quindi una nuova prospettiva esistenziale, permette un apprendimento in grado di dare una diverso controllo degli eventi stessi.

Naturalmente i pazienti possono mostrarsi restii al cambiamento, mostrando resistenze. Iniziare a cambiare, o se vogliamo agire e aggiornare il proprio progetto esistenziale, richiede una modificazione del modo in cui si concepisce la realtà, ovvero un mutamento della propria visione del mondo. Ma richiede soprattutto il liberarsi dei fattori alla base del proprio disagio esistenziale, che hanno permesso comunque, nel bene e nel male, una possibilità adattativa.
L’utilizzo delle resistenze a vantaggio del cambiamento può essere considerato un elemento caratterizzante la psicoterapia da tutte le altre forme di relazione umana.
La propria identità, la realizzazione di sé, la propria progettualità, la vita affettività, le emozioni, le rappresentazioni, le fantasie, i sogni e le relazioni, sono temi fondamentali nella ricerca psicologica e psicoterapeutica sull'uomo; sono elementi appartenenti per eccellenza al mondo della soggettività, quindi parte della sfera sfuggente del 'qualitativo'.

Una questione dibattuta è quella relativa al problema di differenziare il miglioramento conseguente al solo passaggio del tempo, cioè alla cosiddetta "remissione spontanea", da una parte, e dall'effetto placebo, dall'altra. In effetti solo studi con casi clinici controllati possono evidenziare la effettiva presenza di un’azione terapeutica propria, rispetto ad una naturale evoluzione psicologica. Il problema può essere poi esteso anche a riguardo di eventuali peggioramenti durante la psicoterapia, anche qui con l’incertezza che l’aggravarsi del quadro clinico sia considerabile un effetto collaterale della psicoterapia o una evoluzione naturale della patologia.
Per quanto riguarda il concetto di placebo, in psicoterapia, diversamente dalla ricerca farmacologica, non è possibile attuare ricerche controllate, in quanto si può dire che il placebo sia in se stesso un agente psicologico, e quindi, in senso lato, una forma di "psicoterapia" ovvero uno dei citati fattori aspecifici.